Caricamento...

Pavia Più Logo Pavia Più

Risaie Lomellina: quando e dove vederle allagate

12/08/2026

Risaie Lomellina: quando e dove vederle allagate

Tra aprile e ottobre, percorrendo le strade provinciali che attraversano il triangolo compreso tra Mortara, Vigevano e Pavia, si assiste a una trasformazione del paesaggio così radicale da rendere quasi irriconoscibili i luoghi che si attraversavano pochi mesi prima: i campi si riempiono d'acqua, le argille rossastre scompaiono sotto uno specchio piatto e silenzioso, e l'orizzonte si dilata fino a confondersi con il cielo nelle giornate coperte. Le risaie della Lomellina allagate non sono semplicemente un fenomeno agricolo stagionale; sono il risultato di un sistema idraulico costruito nei secoli, alimentato dai fontanili della pianura padana e da una rete di canali che porta ancora oggi i segni degli interventi sforzeschi del Quattrocento e delle successive bonifiche ottocentesche.

La Lomellina è il territorio risicolo per antonomasia della Lombardia, e probabilmente d'Italia: con oltre 80.000 ettari investiti a riso nella provincia di Pavia, concentrati in massima parte proprio in questa sub-regione pianeggiante delimitata dal Po, dal Ticino e dal Sesia, essa rappresenta un caso unico di paesaggio agrario specializzato che ha modellato non solo l'economia locale ma anche la flora, la fauna, l'idrografia e persino il microclima dell'area. Chi percorre la SP596 tra Robbio e Mortara a fine aprile capisce immediatamente che cosa significhi "messa in acqua": a destra e a sinistra della carreggiata, le risaie riflettono il cielo con una precisione che nessun lago naturale potrebbe eguagliare, perché le risaie non hanno correnti né increspature, almeno nelle ore senza vento.

Comprendere quando e dove osservare questo paesaggio nella sua forma più spettacolare richiede però una conoscenza delle fasi colturali del riso e della logica con cui i consorzi di bonifica e i singoli conduttori gestiscono l'irrigazione; non tutti i campi vengono allagati contemporaneamente, non tutte le aree della Lomellina offrono la stessa accessibilità visiva, e la finestra temporale in cui l'allagamento è più esteso e fotograficamente più interessante è più breve di quanto si immagini.

Il calendario dell'allagamento: fasi colturali e finestre temporali

La semina del riso in Lomellina avviene tradizionalmente tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, con variazioni di qualche settimana a seconda delle varietà — le Carnaroli e Vialone Nano richiedono tempistiche leggermente diverse rispetto alle varietà a ciclo breve come alcune linee di Arborio selezionato — e delle condizioni meteorologiche di ogni annata; prima della semina, o contestualmente ad essa nel caso della tecnica a "semina in acqua", le risaie vengono inondate con uno strato idrico di 5-15 centimetri, mantenuto costante durante tutta la fase di accestimento.

È in questo periodo, indicativamente dalla seconda settimana di aprile fino a metà giugno, che il paesaggio raggiunge la sua massima estensione allagata: le piante non hanno ancora raggiunto un'altezza sufficiente a rompere la superficie, e le risaie appaiono come specchi d'acqua quasi ininterrotti, separati solo dagli argini in terra battuta che delimitano ogni appezzamento.

Con l'avanzare della stagione, la vegetazione emerge progressivamente e il colore del paesaggio vira dal grigio argenteo delle acque aperte al verde intenso delle foglie; verso luglio inoltrato l'allagamento è ancora presente ma meno visibile, mascherato dalla biomassa delle piante, e in agosto la gestione idrica diventa più discontinua, con asciutte parziali funzionali alla mineralizzazione del terreno.

L'ultima fase di interesse visivo si concentra intorno alla fioritura, tra luglio e agosto, quando le spighe emergono dall'acqua ancora presente nei campi e creano un effetto di sovrapposizione tra il riflesso acquatico e la trama verticale delle piante; si tratta però di una spettacolarità meno immediata rispetto all'allagamento primaverile, apprezzabile soprattutto nelle ore di luce radente, all'alba e al tramonto.

Le aree di maggiore concentrazione e accessibilità visiva

La distribuzione delle risaie lomellina sul territorio non è uniforme: alcune zone offrono una concentrazione di appezzamenti allagati e una viabilità secondaria tale da consentire osservazioni ravvicinate e prolungate, mentre altre aree, pur risicole, sono attraversate da strade con scarsa sosta praticabile o da alberature che limitano la visuale. L'area compresa tra Nicorvo, Cassolnovo e Sant'Angelo Lomellina è generalmente considerata tra le più ricche in termini di densità risicola e di apertura visiva: la pianura vi è quasi completamente priva di elementi verticali significativi, e le strade vicinali che separano i vari fondi permettono di avanzare in mezzo alle risaie allagate con la percezione di trovarsi su una lingua di terra sospesa tra due specchi d'acqua paralleli.

Verso nord, nell'area di Palestro e Robbio, il paesaggio si arricchisce di qualche canale artificiale di dimensioni maggiori, come il Canale Cavour — completato nel 1866 e ancora operativo come vettore primario dell'irrigazione risicola piemontese e lomellina — e la viabilità rurale rimane accessibile; questa zona ha il vantaggio di trovarsi vicina al confine con il Vercellese, dove le risaie continuano senza soluzione di continuità, amplificando la percezione di un paesaggio che travalica ogni confine amministrativo.

A sud, nell'area di Mede e Pieve del Cairo, le risaie si mescolano con coltivazioni di mais e soia che ne riducono la concentrazione, ma i canali di scolo presentano spesso ecosistemi acquatici di grande interesse, con presenza di aironi cenerini, spatole e, nelle stagioni favorevoli, di mignattai e pittori di risaia come il mignattino piombato.

La fauna ornitica come indicatore stagionale

L'allagamento delle risaie della Lomellina attrae ogni anno una comunità ornitica di rilevante interesse naturalistico, la cui composizione cambia con precisione quasi metronomica in funzione del livello idrico e della fenologia delle colture; chi visita l'area a fine aprile, nelle prime settimane di allagamento, trova condizioni ideali per ardeidi e limicoli in migrazione, con i campi appena inondati che offrono una colonna d'acqua bassa e cibo abbondante sotto forma di invertebrati bentonici risospesi dall'aratura precedente.

L'airone cenerino (Ardea cinerea) è presente tutto l'anno come specie nidificante nelle garzaie lombelline, la più nota delle quali si trova nei pressi di Albonese, ma è in primavera che la sua presenza diventa più numerosa e visibile, con individui che cacciano in postura statuaria ai margini degli appezzamenti allagati o si spostano in volo radente tra un campo e l'altro.

La garzaia di Albonese, tutelata come Riserva Naturale Regionale, ospita colonie miste di airone cenerino, airone guardabuoi (Bubulcus ibis) e nitticora (Nycticorax nycticorax), con presenze documentate anche di sgarza ciuffetto e airone rosso nelle stagioni più favorevoli; la visita durante il periodo di allagamento delle risaie circostanti consente di integrare l'osservazione in colonia con quella degli individui in foraggiamento nei campi adiacenti, rendendo Albonese uno dei punti di riferimento italiani per il birdwatching degli ardeidi.

Il mese di maggio, in particolare, è il periodo in cui la sovrapposizione tra la nidificazione in colonia e l'allagamento massimo dei campi produce la concentrazione più alta di individui e la maggiore varietà di comportamenti osservabili.

Logistica dell'osservazione: strade, orari e condizioni di luce

Muoversi in Lomellina durante il periodo delle risaie allagate richiede una certa familiarità con la viabilità secondaria, che è spesso non segnalata sui navigatori standard e soggetta a chiusure temporanee legate ai lavori agricoli o alla manutenzione dei canali; le strade vicinali — le cosiddette "strade alzaie" che corrono in parallelo agli argini dei canali di irrigazione — sono in molti casi di proprietà consortile o privata, percorribili a piedi o in bici ma non sempre accessibili ai veicoli a motore senza autorizzazione preventiva.

La viabilità pubblica provinciale offre comunque punti di osservazione eccellenti: il tratto della SP4 tra Mortara e Vigevano, la SP13 verso Robbio, e la rete di strade comunali nell'area di Cassolnovo garantiscono accessi panoramici senza necessità di inoltrarsi nelle proprietà private.

Le condizioni di luce migliori per la fotografia paesaggistica delle risaie allagate si verificano nelle ore immediatamente successive all'alba e nel tardo pomeriggio, quando la luce radente enfatizza i riflessi sulla superficie dell'acqua e le nebbie residue — frequenti in primavera, soprattutto nelle aree più prossime ai fontanili — creano effetti di profondità e velatura che nessuna luce zenitale può produrre; le giornate con cielo parzialmente nuvoloso sono preferibili al cielo sereno per la fotografia paesaggistica, poiché le nuvole si riflettono nella risaia con una dinamicità che rende ogni fotogramma diverso dal precedente.

In termini di accessibilità con i mezzi pubblici, la situazione rimane oggettivamente limitata: la linea ferroviaria Milano-Mortara-Vercelli offre fermate a Mortara e Vigevano, ma per raggiungere le aree risicole più interessanti è necessario disporre di un mezzo proprio o di una bicicletta.

Varietà coltivate e differenze visive tra gli appezzamenti

Non tutte le risaie della Lomellina presentano lo stesso aspetto durante il periodo di allagamento, e le differenze visibili tra un appezzamento e l'altro riflettono scelte varietali, tecniche di semina e stadi fenologici che un osservatore attento può imparare a leggere con una certa precisione; le risaie seminate con la tecnica "a spaglio in acqua" — in cui il seme pregermogliato viene distribuito direttamente sulla superficie allagata — mostrano nelle prime settimane un aspetto quasi algale, con coleoptili verdi che emergono dall'acqua in modo disomogeneo, mentre le risaie seminate in asciutto e successivamente allagate presentano file regolari di piantine già in stadio di 2-3 foglie al momento dell'inondazione.

Il Carnaroli, varietà di eccellenza gastronomica coltivata estensivamente in Lomellina e tutelata da un presidio Slow Food, produce piante di statura medio-alta che verso luglio formano una canopy densa; il suo colore verde-glaucescente è distinguibile da quello più intenso del Vialone Nano e dalla tonalità più chiara di alcune varietà a ciclo breve destinate all'industria.

La lettura del paesaggio risicolo si arricchisce ulteriormente se si considera che alcuni conduttori mantengono ancora appezzamenti coltivati con varietà storiche — Roma, Maratelli, Originario — nell'ambito di progetti di recupero della biodiversità varietale promossi da associazioni locali e dall'Ente Nazionale Risi; questi campi, spesso di dimensioni ridotte e collocati in posizione marginale rispetto ai grandi appezzamenti di produzione intensiva, presentano caratteristiche morfologiche diverse e contribuiscono a una variabilità visiva del paesaggio che rende ogni visita, anche in anni successivi, parzialmente diversa dalla precedente.