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Le sfide del multiculturalismo e dell’integrazione in un convegno all’Università di Pavia.

Mercoledì, 10 Gennaio 2018 - 15:38 Redazione Eventi

PAVIA – Crescente mobilità delle persone, nuove dinamiche migratorie e globalizzazione dei mercati: tre fenomeni che negli ultimi anni hanno dato una impronta sempre più internazionale alla società italiana. Di questa trasformazione, l’aspetto percepito con maggior evidenza dai cittadini è l’aumento del numero degli stranieri presenti sul nostro territorio, con i conseguenti problemi di regolamentazione e inclusione. Ciò che non tutti sanno è che le relazioni interindividuali degli stranieri in Italia non sono necessariamente regolate dal diritto italiano. La loro disciplina è oggetto di quella branca dell’ordinamento nota come diritto internazionale privato (DIP), le cui norme sono racchiuse nella legge n. 218 del 1995.
Si tratta di una legge particolare, che non regola direttamente quelle relazioni ma indica al diritto di quale Stato esse sono assoggettate. Il DIP, in altre parole, ha la funzione di coordinare il nostro ordinamento giuridico con quello degli altri Stati, dando per scontata la diversità di contenuto e valori dei singoli ordinamenti nazionali.

Proprio perché consente l’applicazione di norme straniere difformi da quelle locali, il DIP è tradizionalmente considerato un diritto tollerante, neutro, e conseguentemente estraneo al dibattito politico. Tuttavia, questa tolleranza è oggi messa a dura prova dal fatto che sempre più spesso gli stranieri provengono da Paesi extraeuropei, le cui leggi non di rado rispecchiano culture profondamente diverse da quelle italiane. È evidente dunque l’interazione fra il DIP e il diritto dell’immigrazione e le norme sulla condizione dello straniero, del rifugiato e del richiedente asilo. Basti pensare alle richieste di ricongiungimento familiare dello straniero residente in Italia con il coniuge: è da considerarsi coniuge la donna che l’egiziano ha sposato pur avendo già un’altra moglie, o la donna che il pakistano ha sposato per telefono? Se si applicassero le norme del codice civile italiano la risposta sarebbe no, mentre se si applicassero quelle egiziane o pakistane la risposta sarebbe sì.

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Il Convegno organizzato dall’Università di Pavia il 15 gennaio, su “Un nuovo diritto internazionale privato. Le sfide del multiculturalismo e dell’integrazione”, coordinato dalla professoressa Cristina Campiglio, mira proprio a sottolineare come le scelte del DIP possano avere forti ricadute sulla società nazionale.

Attualmente, il nostro DIP è improntato al principio di nazionalità, nel senso che lo status personale e familiare dello straniero è assoggettato alla sua legge nazionale, con due conseguenze: la moltiplicazione dei casi in cui l’operatore è chiamato ad applicare leggi straniere e la frammentazione della società su base etnica (la creazione cioè di società “parallele” a quella italiana).
Come ha osservato la nostra Corte di Cassazione qualche mese fa, “la società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali confliggenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l’unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro Paese”.
I legislatori di altri Stati hanno optato per una via diversa, valorizzando nel loro DIP il legame rappresentato dalla residenza abituale. Si tratta di una scelta di politica legislativa inclusiva, fatta propria anche dall’Unione europea, che sottopone tutti i residenti nel territorio dello Stato, siano essi cittadini o stranieri, alla legge locale: con il risultato di garantire a priori quella “unicità del tessuto culturale e giuridico” a cui allude la nostra Cassazione.

L’incontro pavese è l’occasione per aprire un dibattito sulla necessità di una riforma della legge del 1995 e sulle sue modalità. Per questo, oltre agli studiosi della materia, sono stati invitati gli operatori del diritto (avvocati, notai, magistrati e ufficiali di stato civile), i parlamentari e i responsabili degli Uffici legislativi dei Ministeri della Giustizia e degli Affari esteri.

A seguire, il programma della giornata

Un nuovo diritto internazionale privato

Le sfide del multiculturalismo e dell’integrazione

Pavia, 15 gennaio 2018

Università degli Studi, Aula Foscolo – Strada Nuova, 65

SALUTI ISTITUZIONALI (ore 10.30)

Fabio Rugge – Rettore dell’Università di Pavia

Ettore Dezza – Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza

INTRODUZIONE AI LAVORI (ore 10.50)

Cristina Campiglio – Università di Pavia

Franco Mosconi – Università di Pavia, Prof. Emerito

PRIMA SESSIONE – LE RIFLESSIONI DEGLI STUDIOSI

(ore 11.15 – 13.15)

Presiede

Umberto Realfonzo (Giudice presso il Consiglio di Stato)

La giurisdizione italiana

(Fausto Pocar – Università di Milano, Prof. Emerito)

Il riconoscimento delle decisioni e degli atti pubblici stranieri

(Francesco Salerno – Università di Ferrara)

Il riconoscimento delle situazioni create all’estero

(Angelo Davì – Università di Roma La Sapienza)

La legge applicabile in materia di statuto personale

(Roberta Clerici – Università di Milano)

La legge applicabile in materia societaria

(Stefania Bariatti – Università di Milano; Studio legale Chiomenti, Milano)

La legge applicabile in materia di obbligazioni contrattuali ed extracontrattuali (Alberto Malatesta – Università Cattaneo–LIUC, Castellanza)

L’oggetto di una possibile riforma

(Sergio Maria Carbone – Università di Genova, Prof. Emerito; Studio legale Carbone e D’Angelo, Genova)

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